Parco archeologico di Paestum: “mamma, andiamo al Museo?”

Da Salernitana DOC, inauguro questo blog portandovi virtualmente a Paestum, antica città della Magna Grecia, e nel suo Parco archeologico tra i maestosi templi e scavi, nei quali riecheggiano storie di miti e civiltà perdute. Una meta imperdibile per chi ha in mente un viaggio nelle affascinanti e selvagge località del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Poseidonia – Paistom -Paestum. Dall’età  greca a quella romana: pillole di storia

Quella che oggi è  conosciuta in tutto  il mondo con il nome di Paestum, è stata abitata sin dalla Preistoria, come testimoniano i manufatti di età paleolitica e neolitica rinvenuti nei pressi della Basilica e del Tempio di Cerere. Ma la fondazione dell’antica Posidonia è da far risalire alla  metà  del VII secolo a.C., quando la città di Sibari fonda delle piccole colonie a funzione commerciale sulla  costa tirrenica, tra cui una presso la foce del fiume Sele. La necropoli rinvenuta nel 1969 poco  fuori  le mura della  città, però, lascia pensare che l’inurbamento sia stato precedente al 625 a.C.

Il periodo di maggior crescita e ricchezza di Posidonia si ha tra il 560 e il 440 a.C., in seguito all’allontanamento della influenza etrusca e alla  distruzione di Sibari da parte di Crotone. Proprio in questi anni vengono eretti la Basilica (560 a.C.), il noto Tempio di Cerere (510 a.C.) e quello di Nettuno (460 a.C.).

Intorno al 420/410 a.C. i Lucani assumono il potere della città (chiamandola Paistom), ma l’influenza greca non viene sdradicata, tanto che la moderazione rimane ellenica. La confederazione lucana viene sconfitta da Roma nel 273 a.C. e Paistom diviene una  colonia di diritto latino e da allora Paestum sarà  una grande alleata di Roma. Arrivano  Da Paestum, infatti, le navi usate durante la Prima Guerra punica, o quelle cariche di grano che permettono ai Romani di sopravvivere a Taranto durante l’assedio di Annibale.

È  grazie a questo che a Paestum viene concesso di coniare una propria moneta e che vengono realizzate importanti opere pubbliche, come il foro che sostituisce l’agorà, il tempio della Pace, l’anfiteatro e opere di edilizia privata.

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Successivamente, Paestum assiste al suo declino. Il fiume Salso la rende insalubre e, a causa dell’impaludamento, la città si ritrae sempre più intorno al Tempio di Cerere. Ma, ormai tagliata fuori dai traffici commerciali e con la crisi del paganesimo, Paestum viene abbandonata dai suoi abitanti che cercano salvezza dalla malaria e dalle invasioni saraceni nell’odierna Capaccio.

Nell’XI secolo Ruggero il Normanno e Roberto il Guiscardo depredano i templi e le abitazioni dell’antica Posidonia. Alcuni di quei marmi e di quelle sculture sono stati utilizzati per costruire il Duomo di Salerno.

Da quel momento in poi si trovano pochi e rari cenni di Paestum, in letteratura. È  solo a metà del ‘700, infatti, che si iniziano a rinvenire i resti della città antica, con l’apertura dell’attuale SS18 che taglia nel mezzo l’anfiteatro. Tuttavia, archeologi e storici dell’arte si convincono che nulla può essersi salvato dalle infiltrazioni calcaree del Salso e gli scavi non vengono avviati. Occorre attendere gli inizi del secolo scorso per vedere attuarsi le prime indagini archeologiche dello Spinazzola, partendo dall’area intorno alla Basilica fino a quella del Foro, che porta alla riscoperta del Tempio della Pace, di viaPorta Marina, delle mura di Porta Marina e Porta Giustizia.

Un’altra serie di indagini e scavi vede un forte impulso subito dopo la II Guerra mondiale, riportando alla luce anche il Tempio di Nettuno, mentre negli anni ’60 vengono rinvenute le numerose necropoli, la cui testimonianza più importante è la celebre Tomba del Tuffatore.

Lo spazio museale: le opere più importanti.

Per accedere all’area degli scavi bisogna, ovviamente, passare prima dalla biglietteria interna al Museo e visitarne le sue sale, dove potrete ammirare i ricchi e affascinanti corredi funebri delle necropoli greche e lucane, numerosi vasi, armi e lastre tombale sulle quali sono visibili ancora gli affreschi di scene di guerra e non solo.

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Ne è un esempio la già  citata meravigliosa Tomba del Tuffatore, che nell’immagine del tuffo racchiude la rappresentazione simbolica del passaggio dal mondo dei vivi a quello dei morti e unico esempio di pittura greca di età  classica.

Punto di forza del Museo archeologico di Paestum sono anche i cicli scultorei di metope appartenuti all’Heraion del Sele, ovvero il Santuario dedicato ad Hera Argiva, che raccontano il mito delle 12 fatiche di Ercole, di quello Troiano e di Giasone e Oreste.

Nei templi di Paestum: la prima volta al Museo con mio figlio.

Sono cresciuta a Paestum, o meglio ci ho passato la mie estati da quando ero una bambina, nella casa al mare dei miei nonni. E anche se, una volta cresciuta, ho preferito passare altrove le mie estati, negli anni non mi sono mai risparmiata una veloce capatina, anche di una sola giornata, a Paestum e dintorni, e non solo d’estate!

Da quando lavoro poi, ma soprattutto da quando sono diventata mamma, appena arriva il bel tempo, già  tra maggio e giugno, colgo al volo l’occasione di avere una giornata libera da impegni professionali e, secchiello e crema solare in borsa, ci avventuriamo in direzione Paestum, per trascorrere una giornata al mare o concederci una bella passeggiata con lo sfondo dei templi.

La scorsa estate, in una giornata dal cielo un po’ incerto di inizio estate, il mio baby-D ed io ci siamo messi in viaggio verso Paestum, che da Salerno dista appena 35 minuti di auto, per catapultarci subito in spiaggia nella speranza che il sole avesse la meglio.

Parco archeologico di Paestum

Ovviamente così non è stato e allora ho subito rivoluzionato i nostri  programmi, abbandonando la spiaggia alla volta di una passeggiata lungo il percorso panoramico che costeggia i templi di Paestum. Una volta arrivati lí, con mia grande sorpresa, è stato  proprio mio figlio a chiedermi di entrare nel Parco archeologico. Ed io non mi sono certo tirata indietro, anche se non era la mia prima volta ai templi. Tale madre, tale figlio, no?!

La visita al Museo è stata molto emozionante per noi, perché per il mio baby D si trattava della prima volta in un museo. Era molto attratto e interessato alle armature, alle spade e agli elmi, al mio racconto di quanto raffigurato sulle metope e alle rappresentazioni affrescate sulle tombe. Purtroppo, non abbiamo potuto ammirare la tomba del Tuffatore perché in quel periodo era in restaurazione, ma ovviamente mio figlio non sa cosa si è perso.

A dirla tutta, però, la parte più emozionante della nostra visita è stata proprio la passeggiata esplorativa nell’area archeologica dei templi. Oltre alla suggestione di muovere i nostri passi tra le colonne di quei maestosi templi, nei cortili delle antiche case, c’era l’emozione di fare tutto questo con un bambino, il mio, di appena 3 anni e mezzo, pieno di entusiasmo e curiosità, che mi chiedeva di seguirlo e di spiegargli cosa ci fosse scritto sulle targhe informative poste davanti ai siti più importanti e, purtroppo, per la maggior parte illegibili.

I tre templi: viaggio nell’antica Grecia.

Ovviamente, ad attirare maggiormente l’occhio del visitatore e a suscitare grande stuporensono i tre magnifici templi in stile dorico perfettamente conservati.

Il Tempio di Hera I (o Basilica) è un Tempio perimetro risalente al 550 a.C. circa e dedicato ad Era, dea della fertilità, raro esempio di Tempio con un numero dispari di colonne frontali (9).

Parco archeologico di paestum

Il più grande e maestoso dei templi di Paestum è il Tempio di Hera II, meglio noto come Tempio di Nettuno, a causa di un errore di attribuzione degli studiosi del XVIII e XIX secolo. Tale Tempio fu costruito a partire dal 460 a.C. con uno stile architettonico simile a quello del Tempio di Zeus di Olimpia, quindi con un ordine dorico tipico della fase classica. È  l’unico Tempio  degli scavi archeologi di Paestum nel quale è permesso entrare. Vi assicuro che è un’emozione unica, irripetibile.

Consigli pratici.

Innanzitutto vi consiglio scarpe stra-comode. Il percorso pedonale negli scavi non è  asfaltato, ovviamente,e rischiate amari dolori. Nel nostro caso, infatti, indossavamo entrambi dei sandali, ma io avevo addirittura delle infradito gioiello in cuoio, vi lascio immaginare che a un certo punto, tra me e baby D forse quello con più probabilità di arrivare con piedi sani era proprio lui (anche se nel tratto finale ho dovuto portarlo in braccio!!).

Orari e tariffe. Il Museo è aperto dalle 8:30 alle 19:30 (chiusura biglietteria alle 18:50), mentre il 1° e 3° lunedì del mese la chiusura è alle 13:40. Gli unici giorni di chiusura sono il 1° gennaio, il 1° maggio e il 25 dicembre.

L’ingresso è  gratuito per i minori di 18 anni, mentre il biglietto è  ridotto per i visitatori tra i 18 e i 25 anni.  Il costo del biglietto intero per il museo e l’area degli scavi è  di 9,00 €, di 4,00 € solo per il museo quando gli scavi sono chiusi, 7,00 € per la sola area dei templi quando il museo è  chiuso.

Se avete in programma di trattenersi in zona, vi consiglio anche di visitare il bellissimo Borgo storico di Agropoli, con il suo Castello Aragonese, o un bagno nelle bellissime acque della Baia di Trentova o, se volete continuare la vostra immersione nell’antichità, non perdetevi l’area archeologica di Elea-Velia. E fatemi sapere com’è andata!

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